Epidemia dell’autismo

Nessuno discute che ogni volta esistono sempre più casi di autismo.
Termini come “epidemia”, “esplosione”, “aumento brutale” appaiono di volta in volta.
E tuttavia noi non possiamo essere d’accordo sulle possibili cause o spiegazioni. Cercando di strutturare un dibattito complesso e con molteplici voci, esistono tre tipi di risposta:

1) Il nostro mondo postindustriale. C’è qualcosa nella nostra industria chimica, nel nostro ambiente contaminato o nella sanità industriale, che sono la causa dei nuovi casi di autismo.

2) La nostra biologia del secolo XXI. Abbiamo pochi figli, abbiamo figli in una età evanzata, i geni che trasferiamo ai nostri figli possono apportare più danno di quello accumulato, abbiamo coppie più etereogenee. In sintesi, la nostra riproduzione è distinta ed è incrementata dai casi di autismo.

3)Non esiste questo incremento dei casi di autismo. E’ solo un cambiamento di quello che raccontiamo.
L’idea base è che i bambini da alcuni anni hanno ricevuto un’altra diagnostica o semplicemente non sono stati diagnosticati, e adesso ricevono una etichetta che dice che hanno un disturbo dello spettro autistico (TEA).
Sembra che la scienza deve dare una risposta contundente a quest’ultimo punto ma non è così. E qui abbiamo molti fattori:

1) L’autismo è di moda. Per essere un disturbo raro e sconosciuto è sulla bocca di tutti. Non solo dei professionisti, ma anche dei mezzi di comunicazione, della società in generale.

2) TEA è un criterio indulgente. Nonostante le regole del manuale di diagnostica senza grandi rischi (e in qualche occasione, senza molti compromessi). La gente pensa spesso che le diagnosi sono stampi esatti ma non è così, i comportamenti non sono misurati in centimetri o in grammi, i bambini hanno giorni diversi e variabili di pensiero e i criteri espressi tra i professionisti sono enormi.

3) I servizi per un bambino con un TEA sono molto meglio (in generale) che per altre diagnosi come il disturbo del linguaggio o una discapacità intellettuale. Cosciente o incosciente, un professionista può pensare che un bambino o una famiglia sono aiutati più da una diagnosi di autismo che da qualcosa di più vicino.

4) Sia i professionisti che lavorano nel campo dell’autismo, sia la clinica, la educazione, l’indagine, come i propri genitori e famigliari tendono coscientemente o incoscientemente anche, a decantare il numero dei casi. Vediamo molto, leggiamo molto, e sembra che sia il problema più importante in questi momenti anche se dedichiamo a tutto ciò una parte sostanziale della nostra vita.

5) I cambiamenti nei criteri della diagnosi. La neuropediatria è stata sviluppata molto negli ultimi decenni, come anche la neurobiologia, la psicologia clinica anche. Bishop ha commentato che facendo uno studio retrospettivo sui bambini ai quali era stato diagnosticato a loro tempo un disturbo specifico del linguaggio dai dieci ai vent’anni, trovava che nella maggior parte dei casi era un TEA. In questo momento, prima della pubblicazione del DSM-IV, questi bambini erano stati catalogati come affetti da un disturbo semantico-pragmatico, ma era stata esclusa la possibilità dell’autismo perchè in questi anni era considerato un disturbo molto raro con alcuni deficit sociali e di comportamento molto gravi. Testando con due modelli di diagnosi più accettati (ADOS_G e ADI-R) un 21% dei casi era di autismo o un PDD-NOS ma comunque uno dei due, giungendo al 66% di quelli che potevano essere diagnosticati all’interno della categoria dell’autismo.
Brugha e il suo gruppo hanno fatto uno scanning epidemologico di una mostra rappresentativa di adulti in Inghilterra usando il ADOS-G e hanno trovato che i livelli di TEA erano simili a quelli pubblicati recentemente sui bambini. Ciò significa che se usiamo la stessa ferrea diagnosi otteniamo gli stessi risultati in persone nate in decadi diverse. E’ importante menzionare che nessuno di questi adulti che adesso non sono stati identificati come un TEA sono stati diagnosticati prima. In pratica, è una prova importante che non sono aumentati ma comunque tutti questi casi lievi sono passati per inosservati.
Non sappiamo se queste ragioni sono sufficienti per spiegare tutti i vari risultati osservati ma sembrano una parte importante che fa la differenza.

diagnostic

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