I giovani valori e la debolezza dello yen segnano la Fiera di Tokio

La Fiera d’arte di Tokio (Art Fair Tokio) è stata inaugurata con la speranza che la debolezza dello Yen spinga le vendite internazionali in una edizione dominata dai giovani valori asiatici.
In totale 142 Gallerie, la maggior parte delle quali sono giapponesi, si sono date appuntamento all’ottava edizione di questa eclettica Fiera che raggruppa l’arte contemporanea la antichità o i gioielli e che spera di attrarre circa 50.000 visitatori fino ad oggi, 24 marzo.
Gli organizzatori dell’evento, la maggior parte di loro sono in Giappone, confidano che questa è una buona edizione in termini di vendite grazie alla debolezza dello yen che è stato svalutato di quasi il 20% dalla fine dell’anno scorso, che è ciò che abbassa gli acquisti dei clienti stranieri.
Il direttore della Fiera, Takahiro Kaneshima, ha detto di essere ottimista del panorama attuale dal punto di vista commerciale e ha sottolineato, in una dichiarazione rilasciata al quotidiano “Japan Times” che l’arte contemporanea giapponese continua ad essere molto popolare all’estero e che il suo valore come investimento è aumentato recentemente.
Nel campo dell’arte contemporanea le principali gallerie del paese hanno scommesso sui valori giovanili, anche se si possono vedere le opere dei principali artisti nipponici attuali, la fotografia e la pittura dominano sul resto delle discipline.
Anche l’iper-realismo di Hisaya Taira, o i colorati quadri di Chiaki Kohara, sono mescolati con l’opera ispirata di Hiroyuki Matsuura. “E’ una vetrina degli artisti non molto consacrati” ha spiegato Yoko Imai, della galleria Scai The BathHouse, una delle fondatrici della fiera di Tokio.
Imai ha spiegato che dal 2008 il mercato in Giappone è rimasto stabile a differenza di quello Europeo e Americano, e che l’ambiente in generale è ottimista.
Questa Galleria è una di quelle che partecipa alla iniziativa ” Discover Asia” che ha come obiettivo di presentare gli artisti di altri paesi come la Thailandia, la Corea del Sud o la Cina, zone dove si cerca di espandere la fiera che fino ad ora ha avuto un ridotto impatto internazionale.
In questo senso il The BathHouse presenta in questa edizione i lavori del regista di cinema e video tailandese, Apichatpong Weerasethakul, molto noto a livello internazionale, ma anche relativamente sconosciuto dai nipponi, come ha spiegato la gallerista.
In questa sezione possiamo vedere anche il lavoro del vietnamita Jun Nguyen-Hatsushiba.
Nonostante il chiaro dominio delle gallerie della regione, altri paesi come Israele, il Regno Unito e la Russia sono presenti nell’ultima edizione di Art Fair Tokio, che per la prima volta include una galleria latinoamericana, quella argentina El Mirador Espacio. “In Argentina il mercato dell’arte è molto piccolo ma tutto il mondo va alle fiere latinoamericane o a Miami e vogliamo anche noi provare con un mercato completamente diverso dove c’è un posto libero”, ha concluso Mariana Bersten della galleria bonaerense.

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